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Fruttariani: gli animisti del cibo

Fruttariani: gli animisti del cibo

 
Nel composito universo vegetariano, il fruttarismo è l’anima più radicale e in assoluto la più rispettosa di tutte le forme di vita, in quanto si basa sul consumo di alimenti vegetali che non comportano la morte della pianta.
Il fruttarismo è una delle anime del composito universo vegetariano, la più radicale e in assoluto la più rispettosa di tutte le forme di vita, non soltanto di quelle senzienti (cioè degli animali) in quanto si basa sul consumo di alimenti vegetali che non comportano la morte della pianta, pertanto evitano radici, tuberi e bulbi (es. carote, rape, cipolle, patate, ecc.). In altre parole, la «compassione» che i vegetariani e ancor più i vegani riservano al regno animale, i fruttariani la estendono anche a quello vegetale.

Il perno della cultura fruttariana, infatti, è il concetto di dono della pianta all’uomo. Per questo si nutrono di soli frutti (di provenienza biologica), intendendo con questo termine tutte quelle formazioni vegetali che vengono naturalmente donate dalla pianta senza morire.
Tra queste, accanto alla frutta dolce, troviamo ortaggi, frutti oleosi (noci, nocciole, sesamo, girasole…) ma anche cereali e legumi (che sono semi di frutti) e alghe.

Pur a fronte di questo il fruttarismo rimane comunque un regime alimentare particolarmente impegnativo da seguire nel tempo. Oltre a contenere in sé il veganismo (o vegetalismo), che esclude l’assunzione di qualunque cibo di origine animale, dunque anche di latte e derivati, miele e uova, ha una decisa vocazione crudista.

No ai cibi lavorati
Allo stesso tempo nasce come rifiuto del processed food, del cibo lavorato, per cui esclude dal proprio regime anche bevande fermentate, té, caffè e lo stesso olio di oliva. Nelle case fruttariane i legumi, i chicchi di grano, orzo, farro e miglio vengono frantumati in particolari macinini e amalgamati in un po’ di acqua.
A volte, dai chicchi di cereali macinati e ammollati, i fruttariani ricavano cialde sottili che poi inseriscono in fornetti elettrici (anche loro fanno qualche strappo alla regola…) per ottenere un succedaneo del pane comune.
Uno dei loro piatti più usuali è il porridge, preparato con fiocchi d’avena e pezzi di frutta amalgamati in acqua, mentre un frutto particolarmente valorizzato per l’alto valore nutritivo, nei loro pasti intimi o conviviali, è l’avocado. Peperoni, patate, zucchine e melanzane vengono invece frullati, omogeneizzati e sottoposti ad un rapido processo di ossidazione.
Chiaro che a fronte di tutto questo sono molto pochi i fruttariani che seguono integralmente la dieta. È poi facile dedurre che non si possa diventare fruttariani da un giorno all’altro ma che sia necessario un iter di almeno due anni.

I vantaggi della frutta
La frutta, in buona parte del mondo vegetariano, è considerata un alimento di elezione per l’uomo. Non dobbiamo difatti dimenticare, sostengono i vegetariani, che il nostro Dna è quasi identico a quello dei frugivori scimpanzé. Di conseguenza il nostro tubo digerente, le nostre mandibole, i nostri denti, il nostro stomaco ed il nostro intestino sono preposti soprattutto ad un’alimentazione a base di frutta, ortaggi e cereali.
Molti medici d’ispirazione vegetariana, quindi, tendono a consigliare di abbondare con la frutta di stagione, arrivando anche a prescrivere diete di sola frutta per un certo periodo di tempo (un esempio su tutti: la cura dell’uva) per disintossicare e vitaminizzare l’organismo.
Recentemente, poi, i risultati di una ventennale ricerca condotta su oltre 100mila uomini e donne di mezza età – elogiata da Robert Cykiert, oftalmologo presso la New York University School of Medicine – stanno dimostrando una correlazione positiva tra un abbondante consumo di frutta (in particolare arance e banane) ed una sostanziosa riduzione del rischio di sviluppare la degenerazione maculare che, nella fase più grave, porta alla cecità.

Sono invece più consolidati, dal punto di vista della scienza vegetariana, dati scientifici che documentano la correlazione positiva tra un elevato consumo di frutta e verdura ed una minore incidenza di tumori e di patologia ischemica miocardica e cerebrovascolare. Considerando ora le abitudine crudiste non sono pochi, in ambito vegetariano, igienista e più genericamente salutista a tesserne gli elogi.

Alimenti vitali
L’argomentazione più semplice, volendo fare un po’ di pre-istoria, è che siamo stati crudisti fin quasi agli sgoccioli del processo di ominazione (e che ancora oggi sono semicrudiste popolazioni di interesse etnologico di cui è stato attestato un buon vigore fisico), la più spesa che i cibi crudi sono i più «vivi», dotati di tutti quegli elementi vitali – enzimi, vitamine, aminoacidi, sali e oligoelementi – che vengono in gran parte distrutti o dilavati nel corso della cottura.
È ovvio che la dieta fruttariana, rispetto alla vegetariana risulta più povera di grassi e colesterolo, e di contro può presentare un maggiore introito di fibre e acidi grassi polinsaturi, che garantiscono un’attività intestinale più efficiente.
Assumere ortaggi, legumi e cereali allo stato crudo, a detta dei sostenitori del crudismo – tra cui i medici igienisti e salutisti Bircher Benner, Kollath, Waerland e Costacurta – stimolerebbe la digestione e terrebbe pulito l’intestino, creando un ambiente salubre e per lo più basico.
Di contro quando si consumano cibi sottoposti a lunga cottura si causa un’acidificazione del sangue.

Due sole raccomandazioni: masticare accuratamente e non trascurare alcune precauzioni igieniche, utilizzando, ad esempio, aceto o limone sulle crudités (piatti di ortaggi crudi con cui i medici citati consigliano di aprire i pasti principali) in funzione di sterilizzazione e soprattutto dare la preferenza a frutti provenienti da coltivazioni biologiche o biodinamiche.
In ogni caso, si tratta però di una dieta molto impegnativa, poiché la completa eliminazione dei prodotti animali richiede un’accurata composizione e bilanciamento del proprio regime alimentare per evitare pericolose carenze nutrizionali.


Esempio di menù fruttariano

- Risveglio: succo d’arancia;
- Colazione: tartine di farina di castagne, torrone di sesamo, latte di mandorle, frullato di banana, uvetta e carruba;
- Spuntino: frutta di stagione;
- Pranzo: insalata di noci fresche all’agro, crostini di farina di banane con crema di nocciole, avocado ripieno al cocco rapé, macedonia;
- Dopopranzo: infuso di limone (succo e scorza) con zibibbo;
- Merenda: bocconcini di fichi secchi e carrube;
- Cena: insalata di germogli di girasole al succo di pompelmo, zuppa di rosa canina al burro di arachidi, gallete di farina di castagne, crema di pistacchio alla paprica, papaia in salsa di menta;
- Dopocena: infuso di ribes.

Fonte : http://www.aamterranuova.it/article3643.htm